Le forbici della responsabilità

In un recente incontro un amico, quasi come battuta, mi ha detto una frase che mi ha fatto riflettere, il tutto suonava più o meno così: «lo sappiamo Alex che a te piace usare le forbici». La mia risposta è stata semplice «non è questione di piacere ma di dovere».

Il discorso ovviamente era un po’ più articolato ma poco importa perché la questione importante si riduce a queste due frasi che in poche parole racchiudono il senso di quanto sta succedendo in queste settimane nelle sale parlamentari. In questo periodo si parla molto della situazione finanziaria del Cantone. Sappiamo che siamo in un momento difficile: continui disavanzi di esercizio, capitale proprio (che se vogliamo sarebbe il patrimonio netto del Cantone) negativo per quasi mezzo miliardo, e un debito pubblico preoccupante che ormai supera i due miliardi di franchi. Di fronte a questa situazione la classe politica è chiamata a fare delle scelte, non per questioni dogmatiche e ideologiche ma per semplice responsabilità. Andare a cercare delle voci di spesa dove risparmiare è un esercizio tutt’altro che simpatico, e decisamente poco popolare, ma il nostro compito, quali parlamentari, è quello di fare ciò che riteniamo giusto per il Paese nel medio termine e non solo ciò che ci risulta più comodo nel breve termine. E’ per questo che con i colleghi Caverzasio e Dadò, correlatori del rapporto della Gestione sulla manovra di rientro, ci siamo messi d’impegno durante tutta l’estate per cercare di migliorare ulteriormente quanto ci ha presentato il governo nel corso del mese di maggio. Lo abbiamo fatto sapendo che è un momento in cui è necessario prendere delle decisioni difficili nell’interesse generale, perché uno Stato senza mezzi non sarebbe più in grado di fornire le prestazioni necessarie alla popolazione, in particolare a quella fascia che più ha bisogno dell’aiuto da parte della mano pubblica.

Si sono quindi proposte alcune misure aggiuntive. Delle misure non vaghe e declamatorie ma concrete, che hanno, per così dire, un nome e un cognome. Proprio per questo sono convinto che vi sarà una discussione politica accesa e magari, su alcuni oggetti, anche il popolo sarà chiamato alle urne. In realtà questa è un’eventualità che non mi preoccupa perché in un sistema di democrazia diretta è normale che il Sovrano abbia la possibilità di esprimere l’ultima parola: il tutto, beninteso, essendo consapevoli che non si potrà avere il «panino e il soldino» ma si dovranno fare delle scelte. Tuttavia quando si è convinti della bontà di quello che si sta facendo, il confronto davanti alla popolazione non deve intimorire. Anzi, deve essere affrontato con lo spirito di chi è convinto dei suoi argomenti e delle ragioni che l’hanno portato a prendere una decisione.

Con i miei 34 anni sono un giovane politico, e allo stesso tempo un politico giovane sedendo da poco più di un anno in parlamento. Non ho una grande esperienza ma credo veramente che questo sia il momento di osare. Non tanto per raccogliere qualche alloro a livello di partito ma perché questo è uno di quei momenti in cui, a mio modesto parere, si deciderà il proseguio della legislatura. Sono convinto che da liberali radicali noi non ci tireremo indietro, perché come diceva un motto di un ex consigliere di Stato: l’importante è esserci quando conta. E il momento è adesso!

Opinione Liberale, 2 settembre 2016