Prima i nostri, ma seriamente

In questo periodo si sta discutendo dell’iniziativa “prima i nostri” e della relativa controproposta parlamentare sostenuta dalla maggioranza dei deputati. Chiariamolo sin dal principio: nessuno contesta che sul mercato del lavoro si debba reintrodurre la preferenza per la manodopera residente, ed entrambe le proposte mirano a questo obiettivo. Però vi è un piccolo problema che rischia di creare qualche mal di pancia a chi, con comprensibile speranza, sosterrà l’iniziativa: seppur con roboanti parole è semplicemente irrealizzabile e questo va detto in maniera chiara per non imbrogliare la popolazione ticinese.

A livello cantonale non abbiamo nessuna competenza per poterla mettere in pratica e quindi dobbiamo per forza agire sul piano federale. Proprio con questo scopo entra in gioco il controprogetto parlamentare che, riagganciandosi al modello della clausola di salvaguardia promosso in particolare da Christian Vitta, si innesta perfettamente in quanto si sta portando avanti a livello federale. Un modello, quello proposto dal Ticino, che ha raccolto il sostegno dei Cantoni svizzeri essendo federalista e permettendo di applicare delle misure (come quella della preferenza indigena) solo alle zone della nazione che ne hanno bisogno. Una soluzione quindi regionale che si adatterebbe molto bene ai problemi specifici come quello del frontalierato in Ticino. Ma soprattutto un modello concreto, basato su chiari parametri matematici e quindi non sindacabili, che se fosse già in vigore avrebbe permesso nel 2014 e nel 2015 di applicare la preferenza indigena nel nostro mercato del lavoro. In poche parole quindi si sarebbero già visti i fatti e non le solite promesse che da troppi anni siamo abituati a sentire. In questo contesto votare il controprogetto, sostenuto in maniera unanime anche da tutto il Governo cantonale (leghisti compresi, il che è molto significativo), darebbe un chiaro segnale alla Confederazione dimostrando che il Ticino crede in quanto ha promosso negli ultimi mesi e soprattutto vuole riprendere il controllo del proprio mercato del lavoro.

Un passo importante per poter ritornare alla preferenza dei residenti: non solo a parole ma con i fatti concreti. Altrimenti non faremo altro che alimentare la frustrazione della nostra popolazione che ci chiede di trovare delle soluzioni realistiche per allentare la pressione sul mercato del lavoro.

Giornale del popolo, 14 settembre 2016