San Gottardo: non dimentichiamo il cuore del problema

Come prevedibile il dibattito sul risanamento del tunnel del San Gottardo assume sempre più i contorni di uno scontro ideologico. Uno scontro che mi pare si stia dimenticando dei punti centrali della questione, e cioè isolamento, precarietà e visione di lungo termine.

Primo: l'isolamento con la chiusura del collegamento autostradale per 3,5 anni. Se non si dovesse realizzare il secondo tubo i lavori di risanamento imporrebbero delle lunghe chiusure della galleria (9 mesi all'anno per 3,5 anni!) dove il nostro Cantone disporrebbe solo del collegamento ferroviario, con tutti gli inconvenienti e i rischi del caso: basterebbe infatti una panne al sistema (situazione tutt'altro che improbabile) per mandare completamente in tilt la mobilità tra Nord e Sud.

Secondo: la precarietà della situazione attuale. Il Ticino non può continuare a restare collegato alla Svizzera in maniera precaria. Oggi è sufficiente che un'automobile (non un autotreno) abbia un banale guasto meccanico per dover chiudere il tunnel in entrambe le direzioni. Su un asse viario così importante non è più accettabile mantenere la situazione attuale.

Terzo: la visione di lungo termine. Il tunnel di risanamento è la soluzione definitiva ai problemi legati alla manutenzione ordinaria e straordinaria del Gottardo. Non saranno infatti più necessarie le chiusure notturne per lavori ordinari, o prolungate per quelli straordinari, in quanto la manutenzione di un tubo avverrà semplicemente dirottando provvisoriamente il traffico nell'altro.

A prescindere da tutte le altre argomentazioni legittime e certamente degne di considerazione, questi 3 semplici punti vanno sempre tenuti presenti. Per evitare che il San Gottardo diventi un semplice terreno di scontro ideologico e per risolvere, una volta per tutte, il problema del collegamento tra Nord e Sud, aumentando enormemente la sicurezza di tutti coloro che vi devono transitare.

 

La Regione, 18 gennaio 2016